Lupe non era dell’umore adatto per apprezzare l’ironia di Charley. Si divincolò per liberarsi dalla sua stretta. — Lasciami! Lasciami! — Aveva dodici anni, ed era solo una ragazzina, ma era molto più forte di lui. Gli piantò una mano in mezzo al petto ossuto e spinse forte, tirando contemporaneamente il braccio per sottrarlo alla sua presa. Charley cadde all’indietro e giacque nella polvere, fissando il cielo che ormai era ritornato normale. Lupe fuggì di corsa, singhiozzando. Charley scrollò la testa. Pazzi, tutti quanti. Pazzi di paura, pazzi di religione. Ma perché non dovevano usare il cervello? Perché dovevano continuare a comportarsi sempre come degli indiani? Eccoli lì, che correvano dappertutto come matti, sparpagliando la farina, farfugliando preghiere le cui parole erano per loro semplici suoni senza significato, affollando il kiva, precipitandosi verso la chiesa!

— Una stella cadente! — gridò Charley. — Nulla di cui aver paura! Solo una grossa stella cadente!

Come al solito, nessuno gli badò. Lo ritenevano un po’ svitato, un ragazzetto smilzo con la testa piena dei sogni e delle idee dei bianchi. La sua voce andò perduta nel vento notturno. Si rimise in piedi, rabbrividendo, e si passò le mani sui jeans per toglierne la polvere. Tutto quel panico superstizioso sarebbe stato anche divertente, se non fosse stato così triste.

Ah! Ecco il padre! Charley sorrise.

Il prete uscì dalla chiesetta imbiancata e sollevò entrambe le braccia in quello che, secondo Charley, voleva essere un gesto di conforto. Poi gridò in spagnolo: — Non abbiate paura! Va tutto bene! Venite tutti in chiesa, e state tranquilli!

Alcune donne si diressero verso la chiesa. La maggior parte degli uomini era invece dentro il kiva, ormai, e, naturalmente, le donne non potevano accedervi. Charley osservò il prete. Padre Herrera era un ometto calvo che era venuto da El Paso qualche anno prima, dopo la morte del vecchio prete. E qui aveva i suoi problemi. Tutti a San Miguel erano cattolici romani, ma tutti credevano anche nell’antica religione del «pueblo», e in un certo senso nessuno era veramente religioso. Perciò in quel momento di panico la gente correva in tutte le direzioni, e ben pochi verso la chiesa di Padre Herrera, il che a lui non faceva troppo piacere.



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