
Rimasero insieme in mezzo alla piazza vuota, Charley piccolo e magro, Marty alto e magro. Marty gli offrì una
sigaretta. Charley la prese e ne fece scattare abilmente il cappuccio d’accensione. Si sorrisero l’un l’altro come due fratelli.
— L’hai vista? — domandò Charley. — La stella cadente?
Marty annuì, e si spruzzò in bocca un po’ di whisky dalla bomboletta spray. — Ero fuori, sul retro — disse dopo un attimo. — L’ho vista. Ma non era una stella cadente.
— Erano i kachinas che ci venivano a trovare, eh?
Ridendo, Marty disse: — Ragazzo, non sai cos’era quell’affare? Non si è mai vista una stella cadente come quella. Era un disco volante che è esploso sopra Taos!
Kathryn Mason vide la luce nel cielo solo per caso. Di solito, in quelle buie notti invernali, dopo il tramonto se ne stava dentro casa. La casa era calda e luminosa, con tutte le apparecchiature elettroniche che ronzavano sommessamente, ed a lei piaceva starci. Al di fuori poteva nascondersi qualsiasi cosa. Qualsiasi. Ma erano ormai tre giorni che il gattino di sua figlia mancava da casa, e si trattava della più grossa crisi familiare dei Mason da un bel po’ di tempo a questa parte. A Kathryn era sembrato di udire dei flebili miagolii provenire dall’esterno. Ritrovare il gattino era più importante, per lei, che restarsene chiusa dentro, nell’accogliente protezione della sua casa automatica.
Uscì di corsa, sperando contro ogni logica di vedere quel batuffolo bianco e nero che grattava contro lo stuoino. Invece non c’era alcun gattino, là fuori; poi, ad un tratto, una striscia di luce saettò attraverso il cielo.
